Oltre il Cliche: Il "Ta-dum" di Netflix non è quello che pensi (e ha rischiato di essere il verso di una capra)
- hey0601

- 3 giu
- Tempo di lettura: 3 min

Ci sono suoni capaci di condizionarci come il riflesso di Pavlov. Senti quel doppio colpo sordo, l'accordo che si dissolve, e il tuo cervello sa esattamente cosa sta per succedere: ti stai rilassando, stai per guardare una serie tv, la serata ha inizio.
Il "Ta-dum" di Netflix è uno dei loghi sonori più potenti e riconoscibili della storia della cultura pop.
Attorno a questo millisecondo di audio è fiorito un cliché narrativo, una leggenda metropolitana alimentata per anni dai fan e legata a House of Cards, la prima grande serie originale prodotta dalla piattaforma nel 2013, che ha cambiato per sempre lo streaming e il binge-watching. Ma la verità dietro la sua creazione è molto più bizzarra, artigianale e (letteralmente) animalesca di quanto immagini.
Il Cliché: Il tavolo di Frank Underwood
Se hai visto House of Cards, ricorderai sicuramente il gesto iconico del protagonista Frank Underwood (interpretato da Kevin Spacey): battere due volte le nocche sul tavolo della cattedra o della scrivania presidenziale in segno di potere e risolutezza.
Per anni, milioni di fan hanno creduto fermamente a un bellissimo cliché di marketing: che il "Ta-dum" fosse il campionamento esatto di quel colpo di nocche sulla scrivania. Una teoria affascinante, poetica, perfetta per legare il brand al suo primo grande successo.
Peccato sia completamente falsa.
La Verità: Una fede nuziale, un'incudine e... una capra
La vera storia del sound design di Netflix è un mix di artigianato domestico e sperimentazione pura.
Il sound designer premio Oscar Lon Bender ricevette l'incarico di creare un suono breve, capace di catturare subito l'attenzione e di dare un senso di "risoluzione" e inizio. Per farlo, non andò negli studi di registrazione di House of Cards, ma si guardò intorno nella sua camera da letto:
La base: Bender creò il colpo sordo iniziale battendo la propria fede nuziale contro un mobiletto di legno della sua stanza.
La stratificazione: A questo suono casalingo vennero sovrapposti il colpo di un'incudine, un basso profondo e l'accordo di una chitarra elettrica riprodotto al contrario per dare l'effetto di apertura e sfumatura finale.
Il rischio del "Belato"
Il vero posizionamento di un brand si vede anche dalle idee che decide di scartare. Todd Yellin (all'epoca VP of Product di Netflix) ha confessato un retroscena assurdo: durante le sessioni di selezione del logo sonoro, prima di scegliere definitivamente il "Ta-dum", il team era a un passo dall'utilizzare come intro... il verso di una capra.
Immagina di far partire la tua serie preferita a tarda notte e sentire un belato prima della sigla. Sarebbe stato un cliché di "stranezza" fine a se stesso, che avrebbe probabilmente distrutto la percezione premium della piattaforma.
La lezione di Sound Branding per Cliche Lab
Cosa ci insegna il caso Netflix? Che nella comunicazione l'identità non si compra con la tecnologia, ma si costruisce con l'intuizione.
Il "Ta-dum" funziona perché evoca un'azione fisica, cinematografica e teatrale pur essendo nato da un anello che sbatte contro un comodino. Non serve avere a disposizione la scrivania della Casa Bianca per creare un immaginario potente; serve la capacità di ascoltare il mondo intorno, togliere il rumore di fondo e trovare quel singolo, memorabile millisecondo capace di restare impresso nella mente del pubblico.
La prossima volta che accendi Netflix, dimentica Frank Underwood. Pensa a un uomo in camera da letto che bussa su un mobiletto, grato che nessuna capra abbia interrotto il tuo momento di relax.
E tu conoscevi la storia della fede nuziale di Lon Bender o eri rimasto affascinato dal mito delle nocche sulla scrivania? Dicci la tua nei commenti!
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